Capita di incontrare tanti papà

designasartCapita, una sera di aprile, di uscire per una serata di formazione dal titolo “Che fatica fare il papà”.

Capita che ci sia un po’ d’ansia perché Continua a leggere “Capita di incontrare tanti papà”

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Cronaca di una giornata di formazione 

photostudio_1490811979225.jpgInterno scuola. Banchi ordinati e bianchi, sedie colorate. Una cattedra che mi aspetta, non mi piace molto questo tipo di incontro, non amo stare da quella parte, ma non posso evitarlo. Continua a leggere “Cronaca di una giornata di formazione “

Un giorno lontano dalla giungla

Bologna. Esterno giorno. Seduto al tavolo del mio ristorante  preferito vedo arrivare una famiglia: madre e padre vesti da signori della media nobiltà, figlio trentenne con almeno un anello per dito e una simpatica felpa con il cappuccio. Dopo pochi secondi capiscono di aver aspettato troppo, la madre, ora trasformata in una iena, attacca la cameriera  Continua a leggere “Un giorno lontano dalla giungla”

I lego come aiuto ai bambini con autismo

legoLa terapia basata sui lego. Come sviluppare le competenze sociali attraverso i Club Lego per bambini con autismo e disturbi correlati.

Di DB Le Goff, G Gomez de la Cuesta, GW Krause e S Baron-Cohen. Giovanni Fioriti Editore, Roma 2016,pp.100

 

Il nome Lego starà sicuramente facendo nascere nella mente del lettore svariate associazionilegate a ricordi di un tempo passato, oppure, per chi lavora in ambito clinico con i bambini, a frammenti di terapia. Il denominatore comune di tutti questi pensieri potrebbe essere la parola creatività, questi mattoncini infatti nascono come strumento per dar forma alle idee. A volte sono idee racchiuse in un libretto d’istruzioni altre volte sono figlie della fantasia del costruttore.

Gli autori di questo testo hanno pensato di utilizzare i lego per farne un dispositivo terapeutico, tutto è  nato in modo osservativo: hanno notato che bambini con autismo iniziavano ad interagire tra loro quando il mezzo per entrare in contatto erano i mattoncini.

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La casa: il luogo degli affetti

12_img_0970La  psicoterapia psicoanalitica ha come strumento principe, secondo Winnicott, la capacità di giocare del paziente e del terapeuta. Cioè la capacità di abitare quella terra di mezzo, chiamato spazio transizionale, dove entrano in contatto aspetti della realtà e della fantasia. Un spazio creativo nel quale nascono nuove letture della realtà.

Questo processo è ancora più facilmente realizzabile nella terapia dei bambini che per statuto hanno il gioco come loro compito vitale. Quello che si verifica nella stanza delle parole, il luogo della terapia, è un gioco di tipo simbolico: quello che accade ha un significato profondo capace di mostrare aspetti della soggettività del bambino. È possibile utilizzare diversi strumenti per realizzarlo: macchinine, palline, pentolini, una semplice sedia, ecc. Nella mia stanza delle parole però c’è un’ospite d’eccezione: una casa. Quindi in uno spazio ampio, la stanza, c’è un luogo più piccolo, la casa, che si trasforma nel luogo degli affetti. Questa casa ha una storia lontana, la prima è nata molti anni fa nello studio di una mente creativa: Enrica Crivelli, psicoterapeuta infantile. Avendo lei il desiderio di conoscere in senso profondo i bambini che giungevano nella sua stanza delle parole, Enrica ha deciso di costruirsi uno scenario dove permettere loro di giocare i proprio conflitti, le proprie sofferenze e i propri bisogni. Così con pezzi di compensato, viti e carta colorata è nata una fantastica casa. Io ho avuto il piacere di vederla qualche anno fa nel suo studio e ne sono rimasto affascinato e così nell’estate è nata una casa che riprende il progetto di Enrica e che potete vedere nelle foto presenti in questa pagina.

È facile comprendere che in quelle stanze può accadere di tutto, possono prendere forma le fantasie che ingombrano la mente dei bambini, possiamo vedere delle dinamiche famigliari che riprendono quanto accade nella realtà, possiamo vedere in scena i ruoli affettivi e quindi capire come l’esperienza li ha saturati e costruiti. Ecco che la casa diventa una lente per leggere il mondo interno del bambino ma anche un contenitore dove permettere a lui di lasciare gli affetti troppo ingombranti.

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Papà ti scrivo così ci capiamo

Il 29 ottobre alla Ristorazione Sociale di Alessandria si terrà un laboratorio di scrittura per emozioni. I ragazzi ci racconteranno la figura del padre: desideri, paure, aspettative, momenti condivisi.

A breve pubblicheremo altre date perché questi laboratori saranno itineranti e toccheranno quindi altre città: Novara, Milano, Padova, Galliate…

Dimenticavo il tutto sarà condotto da me e Antonio Ferrara con la partecipazione del libro Se saprei scrivere bene.

Vi aspettiamo!

La paura di apprendere

Apprendere è un percorso complesso, articolato, che prevede lo sviluppo di nuove competenze e il delinearsi di nuovi obiettivi.
Il piacere di studiare non è una condizione semplice da raggiungere e non si sviluppa automaticamente: la conoscenza, l’esplorazione, lo studio implicano l’accettazione a cambiare, sperimentare sentimenti di precarietà, andare incontro a successi, ma anche a fallimenti, sperimentare probabili sentimenti di solitudine. Affrontare i propri limiti attiva sentimenti di inadeguatezza e solitudine, mette di fronte al rischio di risultare insoddisfacenti per sé o per gli altri.

Lunedì 3 Ottobre 2016  (h. 17.30 – 19.30) presso l’Istituto E. Vendramini (Viale Arcella 10/A Padova) Katia Provantini, psicologa esperta in problematiche dell’apprendimento, ci guiderà lungo i sentieri che la mente adolescente compie ogni volta che deve apprendere.

Per adesione inviare mail a: info@e-formiamo.it

Per informazioni: 3281806884, 3406654853


Katia Provantini, psicologa, esperta in problematiche evolutive con particolare riferimento alle difficoltà scolastiche e dell’apprendimento. Svolge attività di consultazione con adolescenti e genitori; attività di formazione e supervisione a docenti e psicologi. Attualmente presidente della Cooperativa Minotauro di Milano e coordinatrice delle attività del centro Minotauro di Padova; coordina progetti di rete per la prevenzione del disagio e della dispersione scolastica in collaborazione con Comuni ed Enti Locali. È autrice di numerose pubblicazioni tra cui per Mondadori: “Scuola Media. Manuale per la sopravvivenza (2014)”; “Generazione tablet. I sì e i no per crescere nell’era del web (2014)”. “Padri, Madri, Figli adolescenti (2012)”; “La scelta giusta. Orientarsi dopo la terza media (2009)”

Willy Wonka: l’arte di essere padre

Willy Wonka è il personaggio che più ho amato da bambino, prima nell’interpretazione di Gene Wilder e poi nelle pagine del libro di Dahl. Da piccolo mi piaceva la magia di quel mondo e la stranezza degli Umpa Lumpa, ora sono affascinato dalla figura di Willy Wonka: un padre che, rendendosi conto che sta invecchiando, sceglie di consegnare la sua eredità. Non è però un compito facile e così istituisce un concorso che gli permette di conoscere alcuni dei possibili pretendenti. Lui accompagna tutti nella fabbrica e spiega loro alcune semplici regole utili a trasformare il bisogno di toccare e mangiare tutto in desiderio.

È una trasformazione complessa che non a tutti riesce e per questo ci sono gli Umpa Lumpa pronti a intervenire! Sarà Charlie a conquistare il cuore di Willy Wonka e a godersi l’eredità.

Ma per conoscere meglio le trame percorse dalla mente dei vari personaggi vi invito a leggere prima il libro di Dahl e poi La sfida dei papà scritto da Antonio Ferrara e da me perché in esso troverete un commento dettagliato del romanzo.

Buona lettura!